40enni e disoccupati, gli invisibili della società.

C’è una generazione di 40enni disoccupati che emerge dalle statistiche e sta diventando, sempre di più, una massa difficile da gestire.

Se ne parla poco ma con la crisi sta emergendo un fenomeno preoccupante la disoccupazione in età matura, dopo i 40 anni. Troppo vecchio per per fare formazione, troppo giovane per la pensione.

Io sono una di queste. Ho 42 anni, compiuti sabato scorso, portati abbastanza bene, soprattutto quando mi faccio il colore ai capelli e sono disoccupata da 1 anno e mezzo. Adoravo il mio lavoro di editor ma mi sono dovuta dimettere per giusta causa. Così adesso sto cercando lavoro nel settore dell’editoria, della scrittura creativa per il web, e qualche volta mi spingo anche verso lidi sconosciuti di docenze e tutorato, spolverando la mia laurea in filosofia, presa, pensate un pò, con una tesi sull’ottimismo e quanto ottimismo ci vuole per trovare lavoro oggi?

Chi meglio di me può scrivere in difesa dei 40enni disoccupati e del motivo per cui sono più bravi di qualsiasi giovinastro? Non me ne vogliano i giovin signori, non ce l’ho con loro ma solo con una società ingiusta e piena di pregiudizi verso una generazione che è rimasta fregata dalle grandi promesse con cui ci hanno cresciuto, tipo che tutti troveranno un’occupazione dopo laurea, ci sarà lo sviluppo economico ecc, e che poi non hanno mantenuto. Siamo qui, in balia delle onde, senza prospettive e con tanti dubbi.

5 buoni motivi per assumere un 40enne

  1. Ha esperienza. Qualsiasi occupazione voglia svolgere, sa come ci si rapporta al lavoro, perché lo ha già fatto, perché sono anni che si alza la mattina per andare a lavorare e sa come portare avanti una responsabilità.
  2. Sarà entusiasta di lavorare. Dopo mesi di inattività cominciare un lavoro nuove mette allegria e voglia di fare, c’è una sorta di riconoscenza verso il destino che ha dato una nuova chance e questa infonde allo spirito tanta energia.
  3. Apprende come un 20enne, forse un pochino più lentamente ma dipende dai casi. E’ vero che con l’età si rincretinisce ma non così presto!
  4. Ha uno sguardo critico e razionale maturato con l’età e con l’esperienze di vita vissute.
  5. Non è tanto vecchio da non conoscere le nuove tecnologie.

Vi ho convinti?

E’ vero, questo è un post auto-celebrativo, proStella, ma se c’è qualcuno che lo legge ed è nella mia stessa situazione, vorrei dirgli che si senta meno solo, che siamo in tanti e che , forse, là in mezzo al caos c’è un posto per noi.

Restiamo uniti e non perdiamo la speranza.

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Vomitare prima di un colloquio? Fatto

Ti è mai capitato di vomitare o sentirti male prima di un colloquio di lavoro a cui tieni molto? A me sì.

Ok non ho vomitato proprio un attimo prima di entrare al colloquio ma la notte prima, insieme alle mie bimbe, a ripetizione , una dopo l’altra.

Ha cominciato Benedetta. Il pomeriggio, verso le 14,30 mi chiamano da scuola, io non rispondo perché stavo dormendo ( sono disoccupata e ho un divano caro DiMaio, quindi il pomeriggio faccio la pennica alla faccia tua!), e poi chiama al telefono di casa mio Babbo” OH ma ti muovi che Bene sta male?? Corri e tieni quel cazzo di telefono acceso”.

vomitare prima di un colloquio

AHHHHHHHA. Parto di corsa e la vado a prendere. Lei è mortificata perchè ha vomitato sul quaderno di matematica, io perchè non avevo sentito il telefono. Arriviamo a casa e vomita. Una volta, due volte. Alla terza volta anch’io comincio ad avere un certo mal di stomaco e poi non riesco più a trattenermi. Passiamo un pomeriggio attaccate al water. Alla fine ci addormentiamo stremate, convinte che avremmo dormito tutto la notte perchè Emma, la più piccola, stava bene, invece… alle 11 di sera anche lei ci imita, perchè si sa che le seconde vogliono fare tutto quello che fanno le prime, e via…

4 cambi totali, body, maglietta , pantaloni, pannolino ecc, il tutto mentre io non mi reggevo in piedi e mio marito puliva in terra. Non so quanto scottex abbiamo usato. Poi finalmente si addormenta incollo a me e se mi muovo sono cazzi così mi abbandono sul divano in quella posizione scomoda, sapete quella che ti rimane il collo incriccato per giorni? Sì giusto quella. In fine mi addormento o svengo, non lo so.

Il giorno dopo

La mattina dopo riesco a mala pena a stare in piedi. Ho le occhiaie e un colore cadaverico oltre che i capelli con 2 cm di ricrescita, questo non per colpa del virus ovviamente, ero così da prima, non fatevi venire idee strane! Entro le 15 mi devo trasformare, perchè non esiste che non vada ad affrontare il colloquio.

Mi faccio la doccia, mi asciugo e mangio 2 cucchiai di semolino. Poi incomincia il restauro. Dopo 20 minuti di trucco e parrucco, con un’acconciatura sapiente la ricrescita si nota appena, le occhiaie sono sparite e il colorito non è più spento ma sembro di cera, non so se è un bene! Salgo in auto e vado verso l’appuntamento.

Puntuale, come sempre, entro. Il signore con cui avevo parlato al telefono 2 giorni prima sembra simpatico, un uomo di mezza età. Mi dice possiamo darci del tu? siamo più o meno coetanei no? Ecco lo sapevo, la mia pettinatura non ha funzionato….

Poi parliamo un bel pò, dei miei lavori passati, delle fregature che ho preso e di quello che dovrei fare se fossi adatta al lavoro. Poi chiama anche la sua collega, simpatica pure lei ma mi sembra disattenta. In fine, mi congedano sempre con la stessa frase: la contattiamo noi.

Sono qui che aspetto ma ho la strana sensazione che anche oggi non sia andata e non per colpa del vomito ma perchè , forse, avevano già preso una decisione e mi hanno ascoltato solo perchè ormai ero lì.

Disoccupati, non fannulloni

Grazie a Di Maio e alle norme antidivano, è passato il messaggio disoccupato=fannullone.

Se posso darvi un consiglio, non dite mai ad un disoccupato che è un fannullone, o peggio non fategli pesare che dovete lavorare e che lui può starsene a casa. Vi posso assicurare che non è così bello come sembra.

L’essere senza lavoro non è una situazione di benessere, in cui uno passa tutto il tempo sdraiato sul divano, come pensa qualcuno. Si sta male, invece, perché ci si sente soli ed esclusi dal contesto sociale. Un’occupazione serve anche a definire la percezione di sé. Che cosa fai nella vita? Chi sei? Senza un lavoro dare una risposta a questa domanda diventa doloroso perché significa ammettere che le competenze e le capacità che credevi di avere non servono a nulla o quasi. Diciamo che bene che vada devi constatare che hai fatto delle scelte sbagliate che ti hanno portato dove sei adesso. E devi ricominciare tutto da capo.

Quando cercano di consolarmi ma fanno peggio.

A me tutti dicono, che t’importa a se non fai niente, hai due figlie piccole, pensa a loro. C’è frase più maschilista o ignobile? Come se non ci pensassi, o non avessi pensato a Benedetta (la mia bimba grande) quando lavoravo. Poi, le altre mamme che lavorano sono tutte delle scioperate? NO, sono delle persone che si vogliono realizzare, e che sanno che una è madre sempre, anche in ufficio in tailleur.

Il punto è che tutti la mattina si alzano per andare a lavoro, tu no. Tutti hanno uno scopo, tu no.

Pensate che sia una bella prospettiva?

disoccupati non fannulloni, no divano
Non ce ne stiamo sul divano caro Dimaio

Cercare lavoro è un lavoro di per se stesso

Anche questo non viene mai considerato. Cercare lavoro richiede molto impegno e spreco di tempo. Cosa pensate che faccia io la mattina?Leggo gli annunci sui vari portali, INDEED su tutti. E’ molto buono, l’ultima collaborazione con un’agenzia di web marketing, l’ho trovata lì.

poi c’è il sito del centro per l’impiego, e quelli delle case editrice famose dove mi piacerebbe lavorare e quelle sconosciute dove magri mi potrebbero prendere.

Poi preparo cv ad hoc per ogni offerta, o scrivo lettere di presentazione dove spiego perchè m’interessa quel lavoro.

E andare al centro per l’impiego o da Synergie o Adecco, non richiede tempo? Impegno per presentarsi al meglio, motivati e professionali?

Se poi ti chiamano

Quando va bene, poi, ci sono i colloqui. La settimana scorsa ero a Prato, per un posto da docente per corsi formativi. Mi vesto bene, mi trucco, che neanche una prima alla scala e vado, convinta che sia la volta buona. Mi fanno le solite domande, perché vuoi questo lavoro, cosa facevi prima, ecc. Mi congedano dicendomi che devo darli un feedback di risposta e che poi, entro Venerdì mi faranno sapere.

Non vi dico che Venerdì ho passato, con i nervi a fior di pelle, attaccata al telefono. Nessuna risposta, allora mi metto a pensare che non mi hanno presa o che forse si sono presi più tempo, perchè la ragazza del colloquio mi aveva garantito che in qualunque caso mi avrebbe chiamato.

Poi passo i giorni successivi a sperare che mi chiamino o mandino una mail ma niente. Allora mi faccio coraggio e chiamo io, e mi dicono guardi ha capito male, l’avremmo chiamata solo in caso positivo. Lei ha un ottimo curriculum ma abbiamo preferito un altro candidato.

Se ci sono rimasta male? Sì, ovvio. Quindi divano? Probabilmente mi crogiolerò nella disperazione per qualche giorno rimpinzandomi di cioccolata, continuerò a ingrassare, cosa bruttissima visto che non posso permettermi vestiti nuovi, e poi mi rimetterò a cercare, a sperare e a studiare come si usa Indesign (Lo usano gli editor).

Per dirla tutta

Ecco caro Di Maio, io non sto sul divano e se ci passo del tempo me lo sono meritato perchè non avere uno straccio di prospettiva e nonostante tutto continuare a cercare e provare altre strade, è sfiancante. Poi non vengo pagata da nessuno, quindi non ho neanche uno stipendio da sputtanarmi, scusa il francesismo, in viaggi o libri o vestititi, quindi prima di parlare a vanvera di una situazione che evidentemente non conosci , stai zitto che ci fai una figura migliore e poi assumi i Filosofi come navigator invece che i laureati in scienze della formazione.

Vorrei fare il navigator

Quello che sappiamo sui navigator finora.

Con la finanziaria e la legge sul Reddito di cittadinanza, è partita la caccia ai navigator. Chi sono? Cosa andranno a fare? Come verranno assunti? Questo sono le domande che mi sto facendo, perché, chissà, magari potrebbe essere un’opportunità. O no?

Lavorare ai centri per l’impiego

Confesso che mi sarebbe sempre piaciuto lavorare ai centri per l’impiego. Credo che trovare lavoro alle persone sia una specie di missione, sicuramente si fa qualcosa di socialmente utile e mi piacerebbe molto. Subito dopo la laurea ho fatto uno stage all’ADECCO nella selezione del personale. Mi ricordo bene la gioia di chi viene assunto, quell’espressione di chi ce l’ha fatta e ha trovato un po di stabilità. Per questo mi piacerebbe fare il navigator, per rivedere quei sorrisi negli occhi del mio prossimo.

Ora che verranno assunti 6mila navigator presso i centri per l’impiego, un pò ci spero. Il guaio è che ho letto quali siano i requisiti necessari per essere assunti, anche se per adesso non è nulla di certo perchè l’ANPAL non si è espressa in modo ufficiale, e sembra che sia necessaria la laurea in:

  • Giurisprudenza
  • Economia,
  • Psicologia,
  • Scienze della Formazione,
  • Sociologia,
  • Scienze politiche.

Ecco, come al solito la Filosofia non c’è. E ti pareva! Io però ho dato degli esami sia di psicologia che di sociologia, magari va bene uguale.

Avranno un contratto biennale come Professional

Geniale questa idea di assumere un navigator solo per 2 anni! Il governo sta facendo un programma per incrementare l’occupazione, ed effettivamente almeno i professional lavoro lo troveranno, ma solo per 2 anni. Quindi, passato questo tempo, altri 6 mila disoccupati. Due anni sono tanti per una persona, troppi per poi essere lasciato per strada. Non ci hanno pensato? Oppure, ormai dobbiamo cominciare a fare progetti di anno in anno, a non credere più che un lavoro sia per sempre ma solo per un lasso di tempo. La nostra società ci impone di essere pronto a ricostruirti e riciclarti come altro.. L’indeterminato non esiste più, facciamocene una ragione.

Ci sto provando ma cambiate le regole dell’assunzioni

Posso anche capire che non ci siano più le opportunità di una volta, vista l’enorme crisi che stiamo affrontando, e che il mercato del lavoro sia in continuo movimento, allora però dovete dar modo al lavoratore di formarsi e, secondo me, deve essere cambiata la legge sull’apprendistato. Non si può essere apprendista solo entro i 35 anni ma sempre, non ci devono essere limiti di età. Io posso imparare un lavoro anche a 55 anni, per esempio. Si deve dare modo ai disoccupati di mezza età di crearsi una nuova professionalità e sono tanti quelli che sono troppo giovani per la pensione ma troppo vecchi per essere apprendisti.

Questo devono fare, altro che reddito di cittadinanza! Incentivare la formazione a tutti i livelli per dare modo a chi è rimasto senza lavoro, a qualsiasi età, di avere un’altra chance.

Quella volta che ho detto no

Quando si deve dire no ad un’offerta di lavoro.

Ci sono delle occasioni che si devono lasciar perdere. No ci si deve star a pensare troppo e soprattutto non bisogna avere rimpianti. Quando mi è successo? Ora ve lo racconto.

Sembrava un lavoro invece era un calesse…

Più o meno un anni fa, ho trovato tra le offerte del centro per l’impiego una richiesta per un tutor per la stesura di una tesi di laurea per una non vedente. Io, tutta emozionata, preparo un cv ad hoc e invio la mia candidatura. Bello, mi ci vedo proprio ad aiutare qualcuno a realizzare i suoi sogni. Poi mi faccio un’esperienza,inoltre è part.time . Insomma una favola. All’apparenza. Poi mi contatta la ragazza non vedente, e mi dice che il lavoro è solo la mattina dalle 8 alle12, manco si fosse in miniera( per scrivere una tesi si può fare anche di pomeriggio no) ma non voglio passare da scansa fatiche e non batto ciglio, fino al momento in cui mi dice che, in realtà, lei cerca più un’accompagnatrice che un tutor, qualcuno che sì l’aiuti a scrivere la tesi ma anche che l’aiuti a fare le varie commissioni quotidiane, tipo andare a fare la spesa, andare dal dottore ecc. Una bandante insomma, ma laureata e con spiccate doti creative.

Grazie ma preferisco di no

Ecco , in questo caso ho detto no. No perchè non puoi chiedere un tutor, essere inflessibile sugli orari, e poi in realtà volere altro. Certo, un lavoro ben pagato ma non era quello che aveva proposto nell’offerta e soprattutto, non era il lavoro per me. Io non sono qualificata come donna di compagnia. Non c’è bisogno di una laureata in materie umanistiche per quel tipo di ruolo.

Quando si offre un lavoro si deve essere chiari su ciò che si richiede, altrimenti si creano fraintendimenti, false speranze e disagi.

Ho raccontato , in seguito la mia esperienza agli operatori del centro per l’impiego e quelli mi hanno risposto che sì lo sapevano delle stramberie di questa signora ma che si può fare , lei ci chiede di cercare e noi cerchiamo….

Un consiglio per il centro dell’impiego

Se posso dare un personalissimo consiglio agli operatori del centro per l’impiego, e ai futuri navigator, è quello di essere chiari quando scrivono le offerte di lavoro sul sito.

Cosa deve fare il candidato? Che tipo di competenze sono richieste ? Più le cose sono chiare e più semplice sarà trovare la persona giusta per quel tipo di lavoro.

Lo dico anche dall’alto dei miei 4 mesi, non pagati sava sans dire, come stagista all’Adecco.

30 cv al giorno

Quanti CV al giorno si deve inviare per avere la speranza di essere richiamati?

Al corso obbligatorio per la Naspi dissero che, secondo le statistiche, per avere speranza di essere richiamati ed avere un colloquio si devono inviare almeno 30 Cv al giorno. Voi lo fate? Io non sempre.

Come inviare un cv.

Ho letto da qualche parte che il giorno migliore della settimana per inviare un cv, o scrivere un post che venga letto da molti è il mercoledì. A metà settimana le persone sono più disposte all’ascolto, alla lettura approfondita.

Ogni offerta di lavoro richiede delle abilità specifiche. Quando inviate un cv per quell’offerta dovete esaltare le qualità che vi rendono perfetti per quel lavoro.

Un esempio

Al centro per l’impiego ci hanno raccontato la storia di un certo Giovanni, che ha trovato lavoro al Decathlon grazie alla sua passione per il basket. Cercavano un venditore per quel reparto e lui non ha fatto altro che mettere in evidenza nel suo cv che era stato un giocatore per una squadra di basket di serie C. Assunto.


Come si invia una candidatura spontanea?

 Prima di tutto, ci vuole una lettera di presentazione accurata e ben scritta. Niente di troppo enfatico o supplichevole. Un presentazione chiara e semplice di chi si è e cosa si sa fare e perché saremmo le persone giuste per quell’azienda.

Scrivete perché avete scelto proprio scelto quel settore e quale sono le passioni che vi animano.

Qualche volta funziona

Io sono ufficialmente disoccupata da Aprile del 2017, sono quasi 2 anni che invio cv a case editrici, quindi ho una certa esperienza. A volte la candidatura spontanea ha funzionato, specialmente nei casi in cui conoscevo realmente i libri di quell’editore. Infatti, sono nate delle collaborazioni saltuarie. E’ stato semplice in fin dei conti, Ho trovato l’indirizzo email sul sito, ho consultato il catalogo ed ho scritto di come ho conosciuto quella casa editrice e perché mi sarebbe piaciuto lavorare con loro.

Quando sei troppo qualificata

Mi è successo spesso. Ti rispondo molto cordialmente che stanno cercando qualcuno con meno qualifiche, qualcuno da formare ma che sono molto onorati di avere suscitato il tuo interesse. Un modo molto carino per dirti” stiamo cercando un neolaureato disposto a tutto che faccia il tuo stesso lavoro senza essere pagato. Non abbiamo avuto il fegato di chiederlo a te. A questo punto, a volte mi è venuto di specificare guardi mi va bene tutto.. però è anche vero che, passati i 40 anni, bisogna dire di no. Soprattutto la devono smettere di cercare di non pagare la gente. La schiavitù è finita da molto tempo.

Il galateo del disoccupato.

Secondo il galateo dell disoccupato, quanto tempo dopo l’invio di un prova per un secondo colloquio, possiamo chiedere se andava bene o no?

Qualche volta, dopo l’invio di un CV, soprattutto se sei un redattore/editor come me, si può ricevere la richiesta di inviare un piccolo testo di prova delle proprie capacità. Oppure , hai fatto un colloquio e ti dicono la temuta frase le faremo sapere. In queste situazioni non so mai cosa fare. Invio la mia prova e aspetto fiduciosa una risposta, che spesso non arriva. Allora mi chiedo: devo sollecitare un responso? Passerò da insicura? Ansiosa? Faccio finta di niente e mi sfinisco di speranza? Come faccio per mantenere la mia dignità e allao stesso tempo il mio equilibrio psicofisico?

dopo 2 settimane è lecito chiedere?

Penso che il limite giusto sia questo. Una settimana è troppo poco , perchè non sei l’unica al mondo ad aver mandato un testo di prova o fatto un colloquio e passeresti minimo da egocentrica. Due/tre settimane sono il periodo perfetto per chiedere risposte senza dare l’impressione di ansioso/schizzofrenico mantenendo una certa professionalità.

Stavo aspettando una vostra risposta perchè valuto anche altre proposte e volevo darvi la priorità, sono persona impegnata che diamine! non vi ho mica scritto/telefonato/messaggiato perchè sono mesi che non lavoro e sono praticamente alla fame e se continuate ad illudermi così mi verrà un ictus, eh!

Quindi no a messaggi troppo assillanti, tipo ho mandato un mail alle 9 di stamani, alle 9,20 vi chiedo se l’avete ricevuta.

sì a mantenere un certo aplomb.

A volte sono le aziende ad essere poco professionali

Certo è che non ci dovrebbe essere il timore di chiedere una risposta dopo che si è inviato un cv o fatto un colloquio perché i committenti la dovrebbero dare in tempi ragionevoli e troppo spesso questo non accade.

Quando va bene, ricevo una risposta preconfezionata del tipo abbiamo ricevuto il suo cv la ringraziamo della candidatura. Altre volte nemmeno questo.

Non è giusto. Chi cerca lavoro è in un momento delicato difficile della propria vita e deve essere rispettato, per questo motivo una risposta è necessaria, soprattutto se è negativa. Perchè non vado per questo lavoro? Quali sono le capacità che non ho? Come posso migliorare? A volte si cerca un posto di lavoro per cuoi, in realtà, siamo negati e non fa per noi. E’ inutile fissarsi su un ruolo se non si è capaci o se non ci sono posti e prospettive, meglio tentare altre strade. L’esito di un colloquio può essere molto utile in questo senso.

Se ci fosse una comunicazione può seria e approfondita tra domanda ed offerta sarebbe più facile districarsi nel mondo del lavoro.

Quella volta che mi hanno telefonato dopo quasi un anno

Sì mi è successo! L’anno scorso a Marzo ho inviato una mia candidatura spontanea come editor ad una casa editrice . Mi hanno ritelefonato lo scorso Novembre. Di Sabato mattina. Ero in casa a giocare con le mie bimbe e mi squilla il cellulare. Non sapevo nemmeno se rispondere perchè non conoscevo il numero. Rispondo e parlo con questo signore,molto simpatico tra l’altro, che vuole sapere quanto prendo come editor freelance, così su due piedi. Io ho buttato lì due cifre , sinceramente un pò a caso, un pò per l’emozione, un po perché che cazzo chiami di sabato mattina una che ti ha scritto 9 mesi fa? Fatto sta che mi ha di nuovo detto che mi richiamerà. Sto ancora aspettando.